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L’esistenza di una password testimonia a favore della riservatezza. Spiare una casella mail è reato di accesso abusivo. La posta è parte di un sistema informatico più esteso

POSTED ON giugno 28th  - POSTED IN Studio Legale

Milano. Va sanzionato per accesso abusivo a sistema informatico chi si intromette nella mail altrui per prendere visione dei messaggi in questa contenuti. La casella di posta elettronica rappresenta infatti un «sistema informatico» protetto dall’articolo 615 ter del Codice penale. A questa conclusione approda la Corte di cassazione con la sentenza n. 13057 della Quinta sezione. La pronuncia ha così confermato la condanna di 6 mesi inflitta al responsabile di un Ufficio di Polizia provinciale che, approfittando della sua qualità e dell’assenza di un assistente nello stesso ufficio, si era introdotto in due occasioni nella casella di posta elettronica di quest’ultimo, e, dopo avare preso visione di numerosi documenti, ne aveva scaricati due.

Tra i motivi di ricorso, la difesa aveva contestato che ci fosse stato un accesso a un «sistema informatico», per l’inesistenza di un sistema coincidente con la posta elettronica. Infatti, secondo la linea difensiva, il «sistema informatico» rilevante sulla base dell’articolo 615 ter del Codice penale era quello dell’ufficio, al quale era possibile accedere con password non personalizzate, mentre la casella personale di posta rappresentava un’”entità” estranea alla nozione prevista dal Codice penale.

Una posizione però del tutto confutata dalla Cassazione. Che mette invece in evidenza come la casella mail rappresenta «inequivocabilmente» un «sistema informatico» rilevante per l’articolo 615 ter del Codice penale. La Corte ricorda che nell’introdurre questa nozione nel nostro ordinamento, il legislatore ha fatto evidentemente riferimento a concetti già diffusi ed elaborati nel mondo dell’economia, della tecnica e della comunicazione, «essendo stato mosso dalla necessità di tutelare nuove forme di aggressione alla sfera personale, rese possibili dalla sviluppo della scienza».

Pertanto, sottolinea ancora la sentenza, il sistema informatico inteso dal legislatore non può essere costituito che dal «complesso organico di elementi fisici (hardware) ed astratti (software) che compongono un apparato di elaborazione dati». In questo senso si esprime anche la Convenzione di Budapest che pure era stata richiamata a sostegno della tesi difensiva. E allora la casella di posta non è altro che uno spazio di memoria di un sistema informatico destinato alla memorizzazione di messaggi o informazioni di altra natura (video, messaggi) di un soggetto identificato da un account registrato presso un provider. E l’accesso a questo spazio di memoria rappresenta senz’altro un acceso a sistema informatico di cui la casella è un semplice elemento.

Così, se in un sistema informatico pubblico sono attivate caselle di posta elettronica protette da password personalizzate, allora quelle caselle costituiscono il domicilio informatico proprio del dipendente stesso. L’accesso abusivo a queste caselle concretizza così il reato disciplinato dall’articolo 615 ter del Codice penale, «giacchè l’apposizione dello sbarramento, avvenuto con il consenso del titolare del sistema, dimostra che a quella casella è collegato uno ius excludendi di cui anche i superiori devono tenere conto».

Se il figlio sta più tempo con la madre, non è violato il principio dell’affido condiviso. La legge infatti non presuppone necessariamente tempi uguali di permanenza con entrambi i genitori

POSTED ON giugno 28th  - POSTED IN Studio Legale

La permanenza di un figlio con uno dei due genitori per un periodo di tempo ben superiore rispetto all’altro, “non implica violazione dei principi dell’affido condiviso, che non presuppone necessariamente, come da prassi ampiamente consolidata, tempi uguali o simili di permanenza del figlio con entrambi i genitori”.

Lo ha ricordato la Cassazione, con la recente ordinanza n. 16297/2015 (qui sotto allegata), pronunciandosi su una vicenda di separazione personale tra due coniugi, nella quale la Corte d’appello, confermando la sentenza di primo grado, aveva affidato in forma condivisa la figlia minore della coppia ad ambedue i genitori, collocandola presso la madre e stabilendo tempi e modalità di permanenza presso il padre.

L’uomo ricorreva per Cassazione lamentando una compromissione del diritto alla bigenitorialità, posto che il giudice d’appello, pur avendo formalmente previsto l’affido condiviso della bambina, di fatto aveva disposto un affido esclusivo presso la madre, visti i tempi esigui di frequentazione a disposizione del padre.

Per la sesta sezione civile, non è così.

La S.C. infatti ha ritenuto congrua ed adeguata la motivazione della corte d’appello, non ritenendo sussistere, inoltre, i presupposti “per un incremento dei tempi di permanenza della figlia con il padre, potendo essi comunque mantenere e rafforzare il loro rapporto con l’uso del telefono o altri mezzi di comunicazione”.

Tuttavia, pur non ritenendo perpetrata alcuna violazione del diritto alla bigenitorialità, la Cassazione ha ritenuto fondate le doglianze del ricorrente relative all’omessa valutazione da parte della corte territoriale delle prove tese a comprovare i comportamenti pregiudizievoli della madre verso la figlia, ostativi, pertanto, rispetto alla collocazione della bambina presso la stessa.

Il giudice di seconde cure, infatti, si è limitato a confermare la collocazione, sulla base della prevalente convivenza con la donna sin dai primi giorni della separazione della coppia, senza valutare l’ammissibilità e la rilevanza delle istanze dedotte dal padre, né motivando adeguatamente la sua valutazione.

Per cui, la S.C. ha accolto il ricorso sul punto, cassando la sentenza con rinvio al giudice a quo, che dovrà decidere anche sulle spese.

Canone Rai – dal 7 aprile 2016 via alle domande online per l’esonero. Disponibile a partire dal 7 aprile 2016 l’applicazione per l’invio del modello di autocertificazione sul sito delle Entrate.

POSTED ON giugno 27th  - POSTED IN Studio Legale

Scatta dal 7 aprile 2016 la possibilità di presentare online l’autocertificazione per ottenere l’esonero dal pagamento del canone Rai. A comunicarlo è l’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata all’abbonamento alla tv di Stato, rendendo noto che a partire dalla giornata odierna è disponibile l’applicazione web per inviare il modello di dichiarazione sostitutiva direttamente tramite il sito istituzionale.

I contribuenti che sceglieranno la modalità telematica, ricorda la stessa agenzia, avranno tempo per la presentazione fino al 10 maggio 2016, mentre chi decide di procedere tramite l’invio cartaceo (con raccomandata a/r) la scadenza è il 30 aprile.

Sono valide, comunque, le dichiarazioni presentate dal 1° gennaio 2016 al 24 marzo 2016 (data di pubblicazione del provvedimento direttoriale delle Entrate) su modelli non conformi a quello approvato, a condizione che siano rese ai sensi dell’articolo 47 del d.p.r. n. 445/2000 e che contengano tutti gli elementi richiesti dal modello di dichiarazione approvato per la specifica tipologia di dichiarazione resa.

La domanda riguarda l’esonero dall’obbligo di pagamento del canone per tutto l’anno 2016.

Per accedere nuovamente all’esenzione per il 2017, qualora ne sussistano i requisiti bisognerà ripresentarla dal 1° luglio 2016 al 31 gennaio 2017.

Si ricorda che l’esonero dal pagamento del canone Rai 2016 è previsto solo nell’ipotesi di mancato possesso di un apparecchio televisivo nella propria abitazione, mentre non è più possibile disdire l’abbonamento richiedendo il suggellamento dell’apparecchio tv. Altri casi particolari di esonero riguardano gli over 75 con reddito lordo complessivo fino a 6.713,98 euro (finchè non sarà emanata il decreto del Mef che amplia la soglia dell’esenzione fino a 800 euro annui), i diplomatici e militari stranieri.

Bonus bebè 2016 – ecco a chi spetta e come presentare domanda. La legge di Stabilità ha confermato anche per l’anno 2016 l’erogazione dell’assegno di natalità per le famiglie con basso reddito

POSTED ON giugno 27th  - POSTED IN Studio Legale

Anche per il 2016, così come confermato dall’ultima legge di Stabilità, è possibile richiedere il c.d. assegno di natalità (articolo 1, commi da 125 a 129 e seguenti della legge n. 190/2014 e D.P.C.M. 27/02/2015).

Il “bonus bebè” è previsto per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, fino ai tre anni di vita del bambino oppure fino ai tre anni dall’ingresso del figlio adottivo nel nucleo familiare a seguito dell’adozione.

Vi si ricomprendono i figli di cittadini italiani o comunitari oppure i figli di cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo residenti in Italia.

L’assegno è erogato in una misura pari a 960 euro, da corrispondersi in rate mensili, tuttavia il beneficio è concesso a condizione che il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente sia in una situazione economica corrispondente ad un valore dell’ISEE non superiore ai 25.000 euro annui.

Per i nuclei familiari in possesso di un ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo annuale dell’assegno è raddoppiato.

Come richiedere il Bonus Bebè

L’assegno è corrisposto direttamente dall’INPS: la domanda va presentata dal genitore convivente con il bambino, anche affidatario e inviata esclusivamente in via telematica attraverso il sito web dell’istituto previdenziale (www.inps.it)

Se non si è in possesso di un PIN dispositivo e di credenziali d’accesso al portale, sarà possibile affidarsi al patronato di zona oppure contattare il Contact Center Integrato tramite il numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante).

Laddove si sia in possesso dei requisiti necessari, la domanda potrà essere presentata dal giorno successivo alla nascita del figlio o al suo ingresso nel nucleo familiare in caso di adozione, e comunque entro 90 giorni da tale data.

Il bonus erogato nel corso del 2016 non è soggetto a tassazione, quindi non dovrà essere indicato in sede di dichiarazione dei redditi.

Cause di decadenza

L’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a seguito di eventi che ne determinano la decadenza, ossia, decesso del figlio, revoca dell’adozione, decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale, affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda e affidamento del minore a terzi.

Inoltre, l’interruzione avviene anche se vengono meno i requisiti richiesti dalla legge, ad esempio, i parametri reddituali (ISEE).

Il soggetto richiedente è tenuto a comunicare all’INPS nell’immediato, e comunque entro 30 giorni, il verificarsi di una delle cause di decadenza sopra riportate.

Assicurazioni. Risarcibilità da valutare anche rispetto a esigenze ambientali e ai costumi locali. Infortunio in itinere in bici. Non conta la distanza

POSTED ON giugno 27th  - POSTED IN Studio Legale

Per valutare l’esistenza di un infortunio in itinere la legittimità dell’utilizzo della bicicletta va valutata non solo in base al criterio della distanza che separa l’abitazione dal luogo di lavoro, ma tenendo conto anche di standards comportamentali esistenti nella società civile, fra cui la tendenza presente nell’ordinamento d’incentivare l’uso di questo mezzo. Una valutazione, quest’ultima, che rappresenta una novità conseguente all’entrata in vigore del collegato ambientale in vigore dal 2 febbraio scorso, secondo cui l’uso della bicicletta per andare al lavoro deve ritenersi sempre necessitato.

È sulla base di questa considerazioni che la Cassazione, con la sentenza 7313/16 depositata recentemente, ha rinviato al secondo grado la decisione sulla controversia avviata da un lavoratore che il 2 gennaio 2008 aveva chiesto all’Inail il riconoscimento dell’infortunio in itinere per essere stato colpito da un motociclo mentre stava rientrando a casa in bicicletta al termine del turno, ricevendo una risposta negativa.

Dopo aver visto riconosciute le proprie ragioni dal Tribunale di Livorno, che aveva ritenuto che la distanza casa-lavoro da coprire fosse troppo ampia per andare a piedi, in considerazione delle esigenze legate a una famiglia con una persona anziana da assistere, e non abbastanza lontana per l’utilizzo del mezzo pubblico, il lavoratore si era visto rovesciare la sentenza dalla Corte d’appello di Firenze, a cui aveva ricorso l’istituto assicurativo. Per il Giudice di secondo grado, in particolare, non solo non era stata provata dal lavoratore la necessità contingente dedotta per l’utilizzo del mezzo privato (somministrare un’iniezione alla suocera), ma per la breve distanza da percorrere a piedi (500 metri), ancorché non coperta da mezzi pubblici, l’uso della bicicletta, soggetto ai pericoli del traffico, andava considerato come non necessitato.

La Cassazione, a cui il lavoratore si è alla fine rivolto, ha ritenuto che la valutazione operata in appello, ancorata al criterio della breve distanza da coprire tra il lavoro e l’abitazione, non basta per accollare la responsabilità dell’accaduto al lavoratore (catalogandolo come rischio elettivo).

Sul punto, riprendendo la giurisprudenza precedente, i giudici di legittimità ricordano che nel valutare la necessità o meno della scelta del mezzo privato da parte del lavoratore (la bicicletta in questo caso) si deve tener conto anche dei criteri di normalità e ragionevolezza, determinabili in relazioni a valori fissati nella carta costituzionale come la libertà di fissare la propria residenza (articolo 16), le esigenze familiari (articolo 31), la tutela del lavoro in ogni sua forma (articolo 35), la protezione del lavoratore in caso d’infortunio (articolo 38).

In questo contesto per la Cassazione l’articolo 12 del Dlgs 38/00, che disciplina l’infortunio in itinere, deve essere considerato «una norma elastica», da interpretare non solo facendo ricorso ai predetti valori costituzionali ma, di più, guardando anche ad altri standards in materia di attività connesse a quelle del lavoro, quali, ad esempio, le esigenze di un più intenso rapporto con la comunità familiare negli intervalli lavorativi. Come anticipato, rilevante diventa inoltre la tendenza «sempre più pressante» nell’ordinamento a favorire l’uso della bicicletta quale mezzo che riduce costi economici, sociali e ambientali. Per la Corte emblematico, da questo punto di vista, è il recente collegato ambiente (Legge 221/15), il quale integra la materia dell’infortunio in itinere chiarendo che l’uso della bicicletta deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato». Una norma, quest’ultima, entrata certo in vigore dopo l’infortunio in esame, ma di cui la Corte d’appello avrebbe dovuto tenere conto in chiave interpretativa.

La sentenza impugnata, in definitiva, per i giudici di legittimità «non ha fatto corretta applicazione» dei principi sopra affermati e perciò è stata rinviata ad un altro giudice di merito.

È L’ORA DEL 730, GLI SGRAVI PER LE FAMIGLIE

POSTED ON giugno 27th  - POSTED IN Studio Legale

Una rapida panoramica sulle detrazioni e deduzioni fiscali che possono alleggerire il bilancio domestico. Rinnovati gli incentivi per le ristrutturazioni edilizie e i rimborsi per le spese sanitarie, scolastiche, universitarie e anche per colf, badanti e baby sitter.

A partire dal 15 aprile – e per il secondo anno – il sito dell’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei contribuenti il modello 730 precompilato. Per accedervi, è necessario essere in possesso di apposito Pin, che va richiesto a www.agenziaentrate.gov.it, oppure occorre presentarsi in una delle sedi territoriali dell’Agenzia, o telefonare al numero 848 800 444. Il modello andrà poi consegnato all’Agenzia delle entrate entro il 7 luglio, direttamente per via telematica, tramite commercialista o Caf. Ecco gli sgravi previsti per le famiglie.

Detrazioni o deduzioni? Qual è la differenza? Come spiega l’Agenzia delle Entrate, “alcune spese, come ad esempio quelle sostenute per motivi di salute, per l’istruzione o per gli interessi sul mutuo dell’abitazione, possono essere utilizzate per diminuire l’imposta da pagare. In questo caso si parla di detrazioni“. La misura di queste agevolazioni varia secondo il tipo di spesa (19% per quelle sanitarie, 50% per quelle di ristrutturazione edilizia, eccetera). Vi sono poi altre uscite, “come per esempio i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori e volontari o le erogazioni liberali in favore degli enti non profit”, che possono ridurre il reddito complessivo su cui calcolare l’imposta dovuta. In questo caso si parla di deduzioni.

Le detrazioni per la casa Sono state prorogate sia le detrazioni del 65% per le spese relative agli interventi di risparmio energetico degli edifici, di difesa antisismica e per l’acquisto e la posa in opera di schermature solari e impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse, sia le detrazioni del 50% sulle spese relative al recupero del patrimonio edilizio e per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, sempre finalizzati all’arredo dell’immobile in fase di ristrutturazione, su un ammontare complessivo non superiore a 10 mila euro.

Spese sanitarie Sono detraibili al 19% solo sulla parte che supera i 129,11 euro. Fra le altre, vengono parzialmente rimborsate quelle inerenti analisi, visite e acquisti di farmaci, purché certificati da fattura e scontrino fiscale (il cosiddetto scontrino “parlante”).

Scuola & dintorni Detraibili al 19% sia le spese sostenute per le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno, sia le rette di asili nido pubblici e privati, per un importo non superiore a 632 euro annui per ogni figlio, sia le erogazioni liberali a favore di istituti scolastici di ogni ordine e grado.

Università Detrazioni al 19% delle spese sostenute sia per frequentare corsi universitari in Italia e all’estero, sia per pagare i canoni di locazione agli studenti fuori sede, purché la facoltà disti almeno 100 km dal Comune di residenza e per un importo non superiore ai 2.633 euro, sia per i contributi destinati al riscatto del corso di laurea dei familiari a carico.

Pets Detraibili al 19% anche le spese veterinarie sostenute per la cura degli animali domestici o utilizzati nella pratica sportiva, per un importo non superiore ai 387,34 euro. La detrazione sarà calcolata sulla parte eccedente i 258 euro.

Pratica sportiva Un’altra detrazione al 19% riguarda le spese (iscrizione annuale/abbonamento) per le attività sportive praticate dai bambini e giovani fra i 5 e i 18 anni, per un importo non superiore ai 210 euro per ragazzo.

Deduzioni Possono essere dedotte dal reddito complessivo, fra le altre, le spese sostenute per l’assegno periodico al coniuge e i contributi per gli addetti ai servizi domestici e familiari (colf, baby sitter, assistenti degli anziani), naturalmente per la parte a carico dei datori di lavoro. Nel caso, l’importo massimo deducibile è di 1.549,37 euro.

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