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Tribunale di Caltanissetta. La condivisione è ammessa nel rispetto degli accordi. Chi salta le visite ai figli non ha l’affidamento.

POSTED ON marzo 1st  - POSTED IN Studio Legale

No all’affidamento dei figli al genitore che non rispetta il regime di visita della prole stabilito dal giudice. Lo afferma il Tribunale di Caltanissetta (presidente Cammarata, relatore Balsamo) in una sentenza dello scorso 30 dicembre del 2015. La causa è stata promossa da una donna, che ha chiesto la separazione dal marito.

Nell’atto introduttivo del giudizio, la ricorrente aveva domandato l’affidamento condiviso dei figli. In corso di processo, però, ha esposto che il marito, violando i provvedimenti provvisori del presidente del Tribunale, non aveva versato l’assegno di mantenimento e aveva interrotto gli incontri con i bambini; così ha chiesto la decadenza o la limitazione della responsabilità genitoriale del padre, e comunque l’affidamento esclusivo della prole.

Dal canto suo, l’uomo ha sostenuto di non aver potuto adempiere l’obbligo di mantenimento a causa della disoccupazione; ha quindi aggiunto che le visite non erano state regolari per l’atteggiamento ostile della moglie. Nel pronunciare la separazione delle parti, il Tribunale afferma che non ricorrono le condizioni per dichiarare la decadenza dalla responsabilità genitoriale, prevista dall’articolo 330 del Codice civile allorché si accerti che il genitore viola o trascura i propri doveri; ma neanche per l’adozione degli altri “provvedimenti convenienti”, consentiti dal successivo articolo 333 nei casi in cui la condotta del genitore “appare comunque pregiudizievole al figlio”. Infatti, la psicologa del consultorio familiare aveva concluso che la relazione genitori-figli non evidenziava profili problematici; sicché – afferma il collegio nisseno – non sussistono pregiudizi che giustifichino l’adozione di uno quei provvedimenti. È, invece, accolta la richiesta di affidamento esclusivo.

Il Tribunale di Caltanissetta osserva che il legislatore ha riunito tutte le disposizioni concernenti i provvedimenti sull’esercizio della responsabilità genitoriale in un unico “capo”, applicabile ai procedimenti in materia di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio e a quelli relativi ai figli nati fuori del matrimonio. Così facendo – si legge nella sentenza – “si è voluto definitivamente porre al centro l’interesse superiore del minore a mantenere rapporti con entrambi i genitori (…), in modo tale che le decisioni giudiziali che lo riguardano tengano conto, per quanto possibile, dell’esigenza di salvaguardare tale fondamentale diritto”. Sicché – conclude il Tribunale – alla regola dell’affidamento condiviso dei figli si può derogare “solo ove la sua applicazione risulti contraria all’interesse del minore (come sancito dall’articolo 337-quater del Codice civile)”. Nel caso in esame, l’uomo aveva violato l’obbligo di mantenimento e (cosa “ancor più rilevante”) non aveva rispettato il regime delle visite, così ledendo il “primario diritto dei figli minori a mantenere rapporti continuativi con entrambi i genitori”. Inoltre, “a fronte di asserite condotte impeditive” della moglie, non aveva fatto ricorso agli strumenti predisposti dall’ordinamento a tutela dei propri interessi e dei diritti della prole. Per queste ragioni, i figli sono affidati in via esclusiva alla madre, a cui è attribuito il compito di assumere le decisioni più importanti nel loro interesse.

Niente affidamento condiviso per la madre che scredita la figura paterna agli occhi dei figli

POSTED ON febbraio 1st  - POSTED IN Studio Legale

Niente affidamento condiviso per la madre che scredita la figura paterna agli occhi dei figli. Lo ha affermato la Corte di appello di Catanzaro, con il decreto del 18 dicembre 2015.

Alla base della questione, il ricorso di una donna, volto a riottenere l’affido condiviso dei figli avuti dall’ex compagno. Ricorso che la Corte di appello di Catanzaro ha però respinto accogliendo invece la domanda del padre che chiedeva l’affidamento esclusivo, la collocazione presso di sé, ed un contributo per il loro mantenimento. Così facendo la Corte d’appello cosentina ha confermato la sentenza di primo grado che aveva dichiarato l’inidoneità materna al ruolo di affidataria dei figli e optato per l’affido esclusivo al padre, con collocazione temporanea presso un Centro di accoglienza e facoltà dei genitori di vedere i minori alla presenza degli assistenti sociali.

Secondo i giudici di primo grado infatti la madre «avrebbe operato sui figli un condizionamento psicologico teso a distruggere la figura paterna». A dimostrazione di questo comportamento l’esito della Ctu che aveva diagnosticato un «disturbo relazionale di alienazione parentale».

Contro la sentenza di primo grado la donna aveva quindi presentato ricorso in appello per vizio e contraddittorietà della consulenza e chiesto il ripristino dell’affido condiviso.

Innanzitutto la Corte d’appello di Catanzaro ribadisce che il principio della bigenitonalità e il correlato affido dei figli ad ambo i genitori «è la prima soluzione che il giudice deve valutare nel caso di separazione della coppia» e che l’affidamento esclusivo va disposto solo «ove quello condiviso contrasti con l’interesse dei figli».

Tuttavia, continua la Corte, nella fattispecie specifica, non era possibile non valutare sia l’accesa conflittualità tra le parti, fomentata da incomprensioni e insofferenze, che la «sprezzante oppositività» palesata dalla signora nei confronti del suo ex, verso il quale non aveva mai avuto remore nel sottolinearne, in ogni occasione, l’inadeguatezza anche affettiva «allontanando da lui i figli».

Era quindi possibile affermare che l’ostilità mostrata dai minori verso il papà fosse l’effetto della condotta materna, sempre tesa ad escludere la figura paterna dalla vita dei figli, ed a comprimerne una sana frequentazione. A confermarlo, il rapporto degli assistenti sociali – che avevano ipotizzato un condizionamento ad opera di un adulto – e i rilievi del consulente, dai quali emergeva «una gestione materna improntata a plateale insofferenza nei confronti del padre e tesa a logorare» l’altro genitore. In sostanza – evidenziano i giudici di secondo grado – a pesare sulle sorti della causa, non è tanto il riconoscimento della Pas sotto il profilo medico scientifico, quanto il concreto atteggiarsi dei rapporti genitori/figli. Di contro, il padre si era mosso in un’ottica di «tutela prioritaria dell’interesse dei bambini, adeguandosi alle soluzioni adottate» dal Tribunale o consigliate dagli operatori.

Un quadro, quello emerso, che non poteva non far propendere per il rigetto del reclamo avanzato dalla madre e per la conferma dell’affido esclusivo in capo al papà. Scelta affiancata, però, ad una temporanea collocazione dei figli in una struttura, nell’intento di raggiungere un «graduale e meno traumatico» recupero dei rapporti padre-figli e consentire, al tempo stesso, «il ripristino di un sano coinvolgimento affettivo» dei minori con entrambi i genitori.

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