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Trust familiare: sì al sequestro preventivo finalizzato alla confisca

POSTED ON aprile 6th  - POSTED IN Studio Legale

L’atto gratuito a favore di congiunti, soprattutto ove effettuato in tempi sospetti, è da considerare elemento indiziario significativo e sufficiente a fare ritenere la simulazione dell’atto, così come l’interposizione reale che, una volta provata, rientra tra i casi in cui è ammessa la confisca. E’ quanto emerge dalla sentenza della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione del 7 marzo 2016, n. 9229.

Alla Corte veniva rimessa la questione circa la possibilità di sottoporre, nel corso delle indagini preliminari, a misure cautelari (sequestro preventivo strumentale alla successiva confisca per equivalente) beni in relazione ai quali l’indagato aveva attuato meccanismi di segregazione patrimoniale (nella specie la creazione di un trust familiare), tali da condurre ad una diversificazione tra il suo patrimonio personale, aggredibile, e quello segregato, che viceversa poteva essere inteso in linea di principio escluso dall’ambito della pretesa cautelare del giudice penale.

La caratteristica fondamentale del trust, come evidenziato dalla giurisprudenza, è il trasferimento di beni ad un soggetto terzo, il trustee, per effetto del quale la posizione segregata diviene indifferente alle vicende attinenti sia al soggetto disponente che al soggetto trasferitario; i beni trasferiti, pur appartenendo al trasferitario, non sono suoi: il diritto trasferito, non limitato nel suo contenuto, lo è nel suo esercizio, essendo finalizzato alla realizzazione degli interessi dei beneficiari.

Di conseguenza, i creditori del trasferitario non possono soddisfarsi sui beni conferiti in trust perché questi sono in proprietà del trustee, i creditori di quest’ultimo non possono del pari soddisfarsi perché i beni sono oggetto di segregazione e i creditori dei beneficiari possono soddisfarsi solo sulle attribuzioni che in pendenza di trust sono loro effettuate.

Il trust può essere costituito anche a fini meramente simulatori; in tale ipotesi, la giurisprudenza ha chiarito che presupposto essenziale alla stessa natura dell’istituto è che il detto disponente perda la disponibilità di quanto abbia conferito in trust, al di là di determinati poteri che possano competergli in base alle norme costitutive. Ove risulti che la perdita di controllo di beni da parte del disponente sia solo apparente, il trust è nullo e non produce l’effetto segregativo che gli è proprio (Cass. pen., Sez. V, 30 marzo 2011, n. 13276).

Gli elementi su cui deve prestarsi attenzione, al di là del risultato conseguito dal programma di segregazione, al fine di evidenziare le vere finalità del trust sono: a) la struttura giuridica: il trust familiare è costituito dall’indagato con un semplice atto unilaterale non recettizio di natura gratuita a favore di stretti familiari, senza una reale uscita del patrimonio dall’orbita di interesse del disponente; b) l’effetto giuridico: il trust rientra tra i negozi fiduciari in cui una terza persona, a seguito dell’accordo fiduciario, amministra e gestisce i beni dell’indagato; c) le conseguenze pratiche e fattuali: a seguito della costituzione del trust familiare i beni dell’indagato restano comunque nell’ambito familiare, sicché essi continuano a rimanere nella sua disponibilità in senso lato, non potendo su di essa far velo l’effetto giuridico creato dallo stesso indagato, che si limita a spogliarsi del potere dispositivo sui beni.

Secondo gli ermellini è necessario accertare se il soggetto disponente, dopo la costituzione del trust, conservi ancora una forza di dominio sui beni conferiti in esso, tale da attrarli ancora nella sua sfera di disponibilità. Eventuali indici sintomatici possono essere costituiti da una possibile compartecipazione del disponente nella struttura societaria interna al trustee, la gratuità del negozio, la permanenza, in capo al disponente, di ampi poteri di gestione dei beni tali da inficiare la validità complessiva del trust, l’opportunismo individuabile nel trasferimento della qualifica di trustee nell’immediatezza dell’avvio delle indagini preliminari e la sussistenza di legami parentali tra disponente e beneficiari.

Trasferimenti. Necessaria l’istruttoria. La fiduciaria-trust non basta a schermare i beni dell’indagato.

POSTED ON marzo 11th  - POSTED IN Studio Legale

Il trasferimento dei beni a una società fiduciaria non basta, da solo, a neutralizzare gli effetti di un sequestro preventivo a fini di confisca. Il giudice deve invece verificare con attenzione eventuali cointeressenze del “guardiano”, il contenuto del negozio giuridico (a cominciare dalla natura onerosa o gratuita), gli effettivi poteri del trustee e, in definitiva, tutti gli eventuali vizi originari del trust tali da vanificare la segregazione patrimoniale che è propria dell’istituto.

La Terza penale (sentenza 9229/16, depositata ieri) torna ancora una volta sul tema del trust per richiamare i presupposti necessari a sterilizzare i poteri del giudice adottati nell’interesse dei creditori, in questo caso dell’erario.

La questione riguarda l’indagine preliminare su un’associazione a delinquere finalizzata, tra l’altro, all’evasione fiscale. Il Gip di Cremona, a fine 2014, aveva messo i sigilli su 10 milioni di euro di beni facenti parte di un trust che, a suo giudizio, era stato creato con il solo scopo di eludere la pretesa fiscale, ma solo due mesi dopo il Riesame aveva annullato il provvedimento. Secondo il tribunale lombardo il conferimento nel trust – peraltro operato dal principale indagato, raggiunto anche da misura cautelare personale – aveva trasformato la natura del patrimonio di cui il gestore era divenuto semplice “guardiano”: mancando la disponibilità (articolo 321 c.p.p.), argomentava il collegio, non era più applicabile il sequestro finalizzato a futura confisca per equivalente.

Tuttavia la Terza penale ha bocciato la lettura del Riesame, bollandola in sostanza di superficialità. Il conferimento in trust di per sé potrebbe determinare una realtà apparente, scrive la Corte, considerata la totale mancanza di un’istruttoria per verificare i poteri residui in capo al disponente “guardiano”, trascurando tra l’altro la circostanza che lo spostamento (apparente?) dei poteri del trustee dall’indagato alla fiduciaria era avvenuto in pieno svolgimento dell’inchiesta penale, e omettendo ancora qualsiasi valutazione sul fatto che beneficiari del trust – e destinatarie dei redditi lì prodotti – sono le figlie dello stesso indagato. “Vincoli di solidarietà familiare – scrive la Terza – che potrebbero essere indice della natura essenzialmente simulatoria del negozio stesso”.

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