Archive : Tag

Se il figlio sta più tempo con la madre, non è violato il principio dell’affido condiviso. La legge infatti non presuppone necessariamente tempi uguali di permanenza con entrambi i genitori

POSTED ON giugno 28th  - POSTED IN Studio Legale

La permanenza di un figlio con uno dei due genitori per un periodo di tempo ben superiore rispetto all’altro, “non implica violazione dei principi dell’affido condiviso, che non presuppone necessariamente, come da prassi ampiamente consolidata, tempi uguali o simili di permanenza del figlio con entrambi i genitori”.

Lo ha ricordato la Cassazione, con la recente ordinanza n. 16297/2015 (qui sotto allegata), pronunciandosi su una vicenda di separazione personale tra due coniugi, nella quale la Corte d’appello, confermando la sentenza di primo grado, aveva affidato in forma condivisa la figlia minore della coppia ad ambedue i genitori, collocandola presso la madre e stabilendo tempi e modalità di permanenza presso il padre.

L’uomo ricorreva per Cassazione lamentando una compromissione del diritto alla bigenitorialità, posto che il giudice d’appello, pur avendo formalmente previsto l’affido condiviso della bambina, di fatto aveva disposto un affido esclusivo presso la madre, visti i tempi esigui di frequentazione a disposizione del padre.

Per la sesta sezione civile, non è così.

La S.C. infatti ha ritenuto congrua ed adeguata la motivazione della corte d’appello, non ritenendo sussistere, inoltre, i presupposti “per un incremento dei tempi di permanenza della figlia con il padre, potendo essi comunque mantenere e rafforzare il loro rapporto con l’uso del telefono o altri mezzi di comunicazione”.

Tuttavia, pur non ritenendo perpetrata alcuna violazione del diritto alla bigenitorialità, la Cassazione ha ritenuto fondate le doglianze del ricorrente relative all’omessa valutazione da parte della corte territoriale delle prove tese a comprovare i comportamenti pregiudizievoli della madre verso la figlia, ostativi, pertanto, rispetto alla collocazione della bambina presso la stessa.

Il giudice di seconde cure, infatti, si è limitato a confermare la collocazione, sulla base della prevalente convivenza con la donna sin dai primi giorni della separazione della coppia, senza valutare l’ammissibilità e la rilevanza delle istanze dedotte dal padre, né motivando adeguatamente la sua valutazione.

Per cui, la S.C. ha accolto il ricorso sul punto, cassando la sentenza con rinvio al giudice a quo, che dovrà decidere anche sulle spese.

E’ valida la notifica alla madre.

POSTED ON marzo 1st  - POSTED IN Studio Legale

La notifica effettuata alla madre del rappresentante legale e in un luogo non coincidente con la sede legale è affetta da nullità, sanata dal raggiungimento dello scopo, e non da inesistenza giuridica, stante il collegamento reale e diretto tra la consegnataria dell’atto e il legale rappresentante. Per la Cassazione (sentenza 18 febbraio 2016, n. 3205) non sussiste la fattispecie dell’inesistenza giuridica, ma al massimo della nullità, dato che la notificazione era stata effettuata a colei che era la madre del legale rappresentante della società destinataria della cartella di pagamento. Per cui sussisteva un collegamento reale e diretto tra la consegnataria dell’atto e il legale rappresentante della debitrice, tale da far ritenere non configurabile l’inesistenza dell’atto di notifica. Deve applicarsi la regola generale secondo cui l’inesistenza giuridica della notificazione ricorre quando questa manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dal codice di rito, tale, cioè che non possa essere sussunta nel tipico atto di notificazione delineato dalla legge. Invece importa semplice nullità della notificazione la effettuazione di essa in luogo e a persona diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre riferimento con il destinatario della notificazione stessa. Nella specie quindi sarebbe esclusa l’inesistenza della notificazione, e l’eventuale nullità deve ritenersi sanata per avvenuto raggiungimento dello scopo. Permangono perplessità circa l’asserzione dei giudici secondo cui la notifica effettuata ad un soggetto non avente legami societari (ma familiari) con membri della società destinataria della cartella di pagamento e soprattutto in un luogo estraneo alla sede legale della società, possa sussumersi a mera nullità sanata dall’impugnativa, essendo da non qualificarsi come “non al di fuori dell’archetipo legale previsto dal legislatore”. L’estraneità del luogo di notifica e del soggetto fa insorgere dubbi circa la portata di tali affermazioni, date le disposizioni disciplinanti la notificazione presso la sede delle società.

Niente affidamento condiviso per la madre che scredita la figura paterna agli occhi dei figli

POSTED ON febbraio 1st  - POSTED IN Studio Legale

Niente affidamento condiviso per la madre che scredita la figura paterna agli occhi dei figli. Lo ha affermato la Corte di appello di Catanzaro, con il decreto del 18 dicembre 2015.

Alla base della questione, il ricorso di una donna, volto a riottenere l’affido condiviso dei figli avuti dall’ex compagno. Ricorso che la Corte di appello di Catanzaro ha però respinto accogliendo invece la domanda del padre che chiedeva l’affidamento esclusivo, la collocazione presso di sé, ed un contributo per il loro mantenimento. Così facendo la Corte d’appello cosentina ha confermato la sentenza di primo grado che aveva dichiarato l’inidoneità materna al ruolo di affidataria dei figli e optato per l’affido esclusivo al padre, con collocazione temporanea presso un Centro di accoglienza e facoltà dei genitori di vedere i minori alla presenza degli assistenti sociali.

Secondo i giudici di primo grado infatti la madre «avrebbe operato sui figli un condizionamento psicologico teso a distruggere la figura paterna». A dimostrazione di questo comportamento l’esito della Ctu che aveva diagnosticato un «disturbo relazionale di alienazione parentale».

Contro la sentenza di primo grado la donna aveva quindi presentato ricorso in appello per vizio e contraddittorietà della consulenza e chiesto il ripristino dell’affido condiviso.

Innanzitutto la Corte d’appello di Catanzaro ribadisce che il principio della bigenitonalità e il correlato affido dei figli ad ambo i genitori «è la prima soluzione che il giudice deve valutare nel caso di separazione della coppia» e che l’affidamento esclusivo va disposto solo «ove quello condiviso contrasti con l’interesse dei figli».

Tuttavia, continua la Corte, nella fattispecie specifica, non era possibile non valutare sia l’accesa conflittualità tra le parti, fomentata da incomprensioni e insofferenze, che la «sprezzante oppositività» palesata dalla signora nei confronti del suo ex, verso il quale non aveva mai avuto remore nel sottolinearne, in ogni occasione, l’inadeguatezza anche affettiva «allontanando da lui i figli».

Era quindi possibile affermare che l’ostilità mostrata dai minori verso il papà fosse l’effetto della condotta materna, sempre tesa ad escludere la figura paterna dalla vita dei figli, ed a comprimerne una sana frequentazione. A confermarlo, il rapporto degli assistenti sociali – che avevano ipotizzato un condizionamento ad opera di un adulto – e i rilievi del consulente, dai quali emergeva «una gestione materna improntata a plateale insofferenza nei confronti del padre e tesa a logorare» l’altro genitore. In sostanza – evidenziano i giudici di secondo grado – a pesare sulle sorti della causa, non è tanto il riconoscimento della Pas sotto il profilo medico scientifico, quanto il concreto atteggiarsi dei rapporti genitori/figli. Di contro, il padre si era mosso in un’ottica di «tutela prioritaria dell’interesse dei bambini, adeguandosi alle soluzioni adottate» dal Tribunale o consigliate dagli operatori.

Un quadro, quello emerso, che non poteva non far propendere per il rigetto del reclamo avanzato dalla madre e per la conferma dell’affido esclusivo in capo al papà. Scelta affiancata, però, ad una temporanea collocazione dei figli in una struttura, nell’intento di raggiungere un «graduale e meno traumatico» recupero dei rapporti padre-figli e consentire, al tempo stesso, «il ripristino di un sano coinvolgimento affettivo» dei minori con entrambi i genitori.

Back to Top