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Trasferimenti. Necessaria l’istruttoria. La fiduciaria-trust non basta a schermare i beni dell’indagato.

POSTED ON marzo 11th  - POSTED IN Studio Legale

Il trasferimento dei beni a una società fiduciaria non basta, da solo, a neutralizzare gli effetti di un sequestro preventivo a fini di confisca. Il giudice deve invece verificare con attenzione eventuali cointeressenze del “guardiano”, il contenuto del negozio giuridico (a cominciare dalla natura onerosa o gratuita), gli effettivi poteri del trustee e, in definitiva, tutti gli eventuali vizi originari del trust tali da vanificare la segregazione patrimoniale che è propria dell’istituto.

La Terza penale (sentenza 9229/16, depositata ieri) torna ancora una volta sul tema del trust per richiamare i presupposti necessari a sterilizzare i poteri del giudice adottati nell’interesse dei creditori, in questo caso dell’erario.

La questione riguarda l’indagine preliminare su un’associazione a delinquere finalizzata, tra l’altro, all’evasione fiscale. Il Gip di Cremona, a fine 2014, aveva messo i sigilli su 10 milioni di euro di beni facenti parte di un trust che, a suo giudizio, era stato creato con il solo scopo di eludere la pretesa fiscale, ma solo due mesi dopo il Riesame aveva annullato il provvedimento. Secondo il tribunale lombardo il conferimento nel trust – peraltro operato dal principale indagato, raggiunto anche da misura cautelare personale – aveva trasformato la natura del patrimonio di cui il gestore era divenuto semplice “guardiano”: mancando la disponibilità (articolo 321 c.p.p.), argomentava il collegio, non era più applicabile il sequestro finalizzato a futura confisca per equivalente.

Tuttavia la Terza penale ha bocciato la lettura del Riesame, bollandola in sostanza di superficialità. Il conferimento in trust di per sé potrebbe determinare una realtà apparente, scrive la Corte, considerata la totale mancanza di un’istruttoria per verificare i poteri residui in capo al disponente “guardiano”, trascurando tra l’altro la circostanza che lo spostamento (apparente?) dei poteri del trustee dall’indagato alla fiduciaria era avvenuto in pieno svolgimento dell’inchiesta penale, e omettendo ancora qualsiasi valutazione sul fatto che beneficiari del trust – e destinatarie dei redditi lì prodotti – sono le figlie dello stesso indagato. “Vincoli di solidarietà familiare – scrive la Terza – che potrebbero essere indice della natura essenzialmente simulatoria del negozio stesso”.

Insolvenze. Dalla Cassazione no al risarcimento per una S.p.A. segnalata alla centrale rischi della Banca d’Italia. Pagare tardi non salva dalla black list.

POSTED ON febbraio 16th  - POSTED IN Studio Legale

Roma. Il rifiuto della società, costantemente in ritardo nei pagamenti del mutuo, di utilizzare l’addebito sul conto corrente conferma la sofferenza finanziaria e giustifica la segnalazione alla centrale rischi. La Cassazione, con la sentenza 2913/2016, respinge la richiesta di risarcimento danni proposta contro una finanziaria per l’indebita segnalazione alla centrale rischi della Banca d’Italia. Una black list che la società per azioni riteneva di non meritare avendo pagato i canoni pregressi. Il “saldo”, preceduto dalla minaccia di risolvere il contratto per inadempimento, non aveva però soddisfatto la finanziaria che aveva subordinato la ripresa del rapporto al rilascio del modulo di rapporto interbancario diretto (Rid). Inutilmente la ricorrente lamentava che, anche se sistematicamente fuori tempo, aveva pagato i ratei e la concedente aveva sempre rispristinato il contratto. Per la S.p.A. era contrario alla buona fede subordinare la ripresa del contratto al Rid, perché l’addebito in conto corrente altro non è che una semplice modalità di pagamento. Al contrario, la finanziaria si era detta disponibile a rinunciare alla penale in cambio di una maggiore sicurezza sui pagamenti futuri. Mentre il rifiuto di “cedere” sui modelli era stato interpretato come la conferma di una sofferenza economica.

La Cassazione avalla la decisione della Corte di merito che aveva considerato gli inadempimenti imputati alla ricorrente non occasionali, ma sintomatici di una difficoltà confermata dal mancato rilascio dei Rid dai quali dipendeva la prosecuzione del contratto. La Suprema Corte sottolinea, come al rapporto interbancario diretto si faccia spesso ricorso nei contratti di durata. Il via libera del cliente alla banca ad operare un determinato addebito periodico sul suo conto corrente, va oltre il semplice sistema di pagamento, ma assume una funzione rafforzativa del credito. La segnalazione alla centrale rischi del credito in sofferenza è avvenuta dunque, “per fini conformi a quelli della doverosa informativa al sistema creditizio”, di una situazione oggettiva di incapacità finanziaria.

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