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Accordi di separazione con assegno di mantenimento dal sindaco: ora si può! – Circolare Ministero, Interno 24/04/2015 n. 6

POSTED ON marzo 16th  - POSTED IN Studio Legale

Accordi di separazione con assegno di mantenimento dal sindaco: ora si può! La circolare ministeriale n. 6 del 2015 offre importanti chiarimenti applicativi con riguardo all’art. 12 del D.L. 132/2014 il quale consente ai coniugi di recarsi presso il Comune di residenza di uno degli sposi o il comune in cui il matrimonio è stato iscritto o trascritto e, innanzi al Sindaco quale ufficiale dello stato civile, concludere un accordo di separazione o di divorzio alle condizioni da loro stessi concordate.

Analogamente per la modifica delle precedenti condizioni di separazione e divorzio.

Queste le nuove indicazioni.

Possibilità di includere nell’accordo l’assegno di mantenimento.

L’accordo non può contenere, dice il 2° comma dell’art. 12, patti di trasferimento patrimoniali. Il dubbio consisteva nel dare al concetto di trasferimento patrimoniale un’accezione più ampia comprensiva di ogni scambio economico-patrimoniale che escludesse l’inserimento di una clausola relativa all’assegno di mantenimento per il coniuge più debole.

Il termine trasferimento patrimoniale non sembrava riferirsi all’assegno di mantenimento, stante il carattere prevalentemente assistenziale dell’attribuzione, espressione del più generale dovere di mantenimento (art. 143 c.c.).

Tuttavia, una precedente circolare del Ministero dell’Interno n. 19/2014, aveva specificato che la ratio della previsione è di dispensare l’ufficiale del Comune da qualunque valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell’atto e pertanto non erano accettati gli accordi contenenti previsioni patrimoniali di qualunque tipo.

In base a quanto specificato nella circolare n. 6/2015 l’accordo concluso innanzi all’Ufficiale dello stato civile può contenere la previsione di un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico. Si tratterebbe, infatti, di disposizioni negoziali che fanno sorgere un rapporto di tipo obbligatorio che non produce effetti traslativi su un bene determinato.

Per questo motivo, resta esclusa la previsione della corresponsione dell’assegno periodico in un’unica soluzione, (c.d. una tantum), poiché in questo caso si è di fronte ad un’attribuzione patrimoniale.

Anche in caso di modifica delle precedenti condizioni di separazione o divorzio è possibile chiedere l’attribuzione di un assegno periodico, oppure la sua revoca o revisione.

L’ufficiale dello stato civile, in tutti i casi, recepirà quanto concordato senza entrare nel merito della somma pattuita o della congruità della stessa.

Sulla base di quanto specificato, non sembra essere consentito inserire nell’accordo l’assegnazione della casa familiare.

Accesso alla procedura in caso di presenza di figli minori di uno solo dei coniugi

L’art. 12, comma 2 del d.l. preclude il ricorso all’istituto per i coniugi con figli minori, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci.

Con una rigida e irrazionale interpretazione, i Comuni avevano interpretato la disposizione nel senso di rifiutare la richiesta se anche uno solo dei due coniugi avesse figli minori, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci, avuti da una precedente relazione.

La circolare 6/2015 ha chiarito che il divieto deve essere riferito ai soli figli comuni della coppia.

Decorrenza dei termini per la trasmissione dell’accordo di negoziazione al Comune

Nel procedimento di negoziazione assistita la legge 162/2014 di modifica del D.L. 132/2014, ha introdotto un controllo successivo ad opera del Procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, il quale effettua un controllo sulla regolarità dell’accordo in caso di coppia senza figli minori, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci. In caso contrario il P.M. deve compiere una valutazione di rispondenza dell’accordo all’interesse dei figli e poi autorizzarlo oppure rinviare le parti innanzi al Presidente del Tribunale.

Dopo l’apposizione del nulla osta o dell’autorizzazione della Procura, nella fase conclusiva della procedura, l’avvocato è gravato di una particolare responsabilità, in quanto deve trasmettere entro il termine di dieci giorni, all’Ufficiale dello stato civile del Comune, copia autenticata dallo stesso, dell’accordo munito delle certificazioni di cui all’art. 5, D.L. 132/2014. La conseguenza di un eventuale ritardo o omissione comporta per l’avvocato l’applicazione di sanzioni pecuniarie gravi, da euro 2.000 a euro 10.000, che saranno irrogate dal Comune ricevente l’atto. La disposizione contenuta nell’art. 6 n. 3, non specificava da quale data dovesse decorrere il termine di dieci giorni.

La circolare ha precisato che ai sensi dell’art. 6, n. 2 del d. legge 132/2014, il termine di dieci giorni entro il quale l’avvocato della parte che ha firmato l’accordo di negoziazione assistita deve trasmettere l’atto, decorre dalla data di comunicazione alle parti del provvedimento del P.M. a cura della segreteria dello stesso. Si applica, infatti, il principio generale contenuto nell’art. 136 c.p.c. secondo cui i provvedimenti resi fori udienza, devono essere portati a conoscenza delle parti mediante comunicazione.

Adempimento dell’onere di trasmissione anche da parte di un solo avvocato

Fermo restando che le parti devono essere assistite ciascuna da un avvocato nel procedimento di negoziazione assistita, tuttavia la circolare specifica che anche uno solo dei due avvocati che ha assistito il coniuge e ha sottoscritto l’atto, può provvedere alla trasmissione dell’accordo al Comune.

Di conseguenza la sanzione amministrativa sarà applicata solo quando nessuno dei due avvocati provveda a trasmettere l’atto nei termini prescritti.

Negoziazione assistita: guida al nuovo istituto e facsimile trasmissione della convenzione ex art. 6 D.L. 12 settembre 2014, n. 132, conv. con L. 10 novembre 2014 n. 162

POSTED ON marzo 3rd  - POSTED IN Studio Legale

Il nuovo istituto della negoziazione assistita, ispirato all’analogo modello francese, ha trovato ingresso nell’ordinamento giuridico italiano con il recente “decreto giustizia” (d.l. n. 132/2014, convertito nella l. n. 162/2014), finalizzato a dettare “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”.

Unitamente al trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti pendenti, la nuova procedura di negoziazione assistita mira, nelle intenzioni della riforma, a portare fuori i contenziosi dalle aule dei tribunali, bloccando a monte l’afflusso dei processi costituendo un’alternativa stragiudiziale all’ordinaria risoluzione dei conflitti.

Il d.l. n. 132/2014 dedica alla disciplina della negoziazione assistita l’intero capo II rubricato, appunto “Procedura di negoziazione assistita da uno o più avvocati”, che acquisterà piena efficacia decorsi 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione (a partire, quindi, dal 9 febbraio 2015).

La convenzione di negoziazione

La negoziazione assistita consiste nell’accordo (c.d. convenzione di negoziazione) tramite il quale le parti in lite convengono “di cooperare in buona fede e lealtà”, al fine di risolvere in via amichevole una controversia, tramite l’assistenza di avvocati, regolarmente iscritti all’albo ovvero facenti parte dell’avvocatura per le pubbliche amministrazioni.

La convenzione deve contenere, a norma dell’art. 2 del d.l. n. 132/2014, sia il termine concordato dalle parti per l’espletamento della procedura, che non può essere inferiore a un mese e superiore a tre (salvo proroga di 30 giorni su richiesta concorde delle parti), sia l’oggetto della controversia, che non può, come dispone expressis verbis la norma, riguardare né i diritti indisponibili né materie di lavoro.

La convenzione deve essere redatta, a pena di nullità, in forma scritta e deve essere conclusa con l’assistenza di uno o più avvocati, i quali certificano l’autografia delle sottoscrizioni apposte all’accordo sotto la propria responsabilità professionale.

Il procedimento

L’iter procedimentale delineato dal legislatore d’urgenza comincia con l’informativa da parte dell’avvocato al proprio cliente della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita.

La parte che sceglie di affidarsi alla nuova procedura invia alla controparte, tramite il proprio legale, invito a stipulare la convenzione di negoziazione. Tale invito deve essere debitamente sottoscritto e indicare l’oggetto della controversia e l’avvertimento che in caso di mancata risposta entro trenta giorni o di rifiuto ciò costituirà motivo di valutazione da parte del giudice ai fini dell’addebito delle spese di giudizio, della condanna al risarcimento per lite temeraria ex art. 96 c.p.c. e di esecuzione provvisoria ex art. 642 c.p.c.

Altro effetto principale, decorrente dalla comunicazione dell’invito, è quello di interrompere il decorso della prescrizione (analogamente all’ordinaria domanda giudiziale) e la decadenza; quest’ultima però è impedita per una sola volta e, in caso di rifiuto, mancata accettazione dell’invito o mancato accordo, da questo momento ricomincia a decorrere il termine per la proposizione della domanda giudiziale.

Se l’invito è accettato, si perviene allo svolgimento della negoziazione vera e propria, la quale può avere esito positivo o negativo. In quest’ultimo caso, gli avvocati designati dovranno redigere la dichiarazione di mancato accordo. Nel primo caso, invece, quando l’accordo è raggiunto, lo stesso deve essere sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono che certificano sia l’autografia delle firme che la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

L’accordo costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e deve essere integralmente trascritto nel precetto ai sensi dell’art. 480, 2° comma, c.p.c.

La negoziazione obbligatoria

Accanto alla negoziazione facoltativa, il legislatore ha previsto anche ipotesi di negoziazione assistita obbligatoria per le azioni riguardanti il risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti e per le domande di pagamento a qualsiasi titolo di somme, purché non eccedenti 50.000 euro e non riguardanti controversie assoggettate alla disciplina della c.d. “mediazione obbligatoria”.

Nei suddetti casi, l’art. 3 del d.l. n. 132/2014 dispone che “l’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”.

L’improcedibilità deve essere eccepita, non oltre la prima udienza, dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice. Qualora, la negoziazione assistita sia già iniziata ma non conclusa, il giudice provvederà a fissare l’udienza successiva dopo la scadenza del termine fissato dalle parti per la durata della procedura di negoziazione e indicato nella convenzione stessa. Qualora, invece, la negoziazione non sia ancora stata esperita, il giudice, oltre a provvedere alla fissazione dell’udienza successiva assegna contestualmente alle parti un termine di quindici giorni per la comunicazione dell’invito. Va da sé che se l’invito è seguito da un rifiuto o da una mancata risposta entro trenta giorni dalla ricezione, ovvero quando è decorso il termine per la durata della negoziazione concordato dalle parti, la condizione di procedibilità può considerarsi avverata.

La negoziazione in materia di separazione e divorzio

L’art. 6 del II capo del decreto giustizia è dedicato alla particolare ipotesi di negoziazione assistita in materia di separazione e divorzio. Profondamente modificata in sede di conversione, la disciplina prevede che tramite la convenzione di negoziazione assistita (da almeno un avvocato per parte) i coniugi possano raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio (nei casi di cui all’art. 3, 1° comma, n. 2, lett. b) della l. n. 898/1970), nonché di modifica delle condizioni di separazione o divorzio precedentemente stabilite.

La procedura è applicabile, a seguito delle modifiche apportate in sede di conversione del decreto, sia in assenza che in presenza di figli minori o di figli maggiorenni, incapaci, portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.

Nel primo caso, l’accordo raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita è sottoposto al vaglio del procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, il quale, se non ravvisa irregolarità comunica il nullaosta agli avvocati.

Nel secondo caso, invece, il pm, cui va trasmesso l’accordo concluso entro 10 giorni, lo autorizza solo se lo stesso è rispondente all’interesse dei figli. Qualora, al contrario, il procuratore ritenga che l’accordo non corrisponda agli interessi della prole, lo trasmette, entro cinque giorni, al presidente del tribunale, il quale, nel termine massimo di trenta giorni, dispone la comparizione delle parti, provvedendo senza ritardo.

Una volta autorizzato, l’accordo, nel quale gli avvocati devono dare atto di aver esperito il tentativo di conciliazione tra le parti informandole della possibilità di ricorrere alla mediazione familiare, è equiparato ai provvedimenti giudiziali che definiscono gli analoghi procedimenti in materia.

 

Dopo la sottoscrizione della convenzione di negoziazione, il legale della parte ha l’obbligo di trasmetterne copia autenticata munita delle relative certificazioni, entro 10 giorni, a pena di sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000 a 10.000 euro, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto per tutti gli adempimenti successivi necessari (trascrizione nei registri di stato civile; annotazioni sull’atto di matrimonio e di nascita; comunicazione all’ufficio anagrafe).

Il ruolo degli avvocati

Il nuovo istituto assegna un ruolo determinante agli avvocati, ai quali vengono conferiti determinati poteri e attribuiti una serie di obblighi cui attenersi scrupolosamente al fine di non incorrere in illeciti deontologici e disciplinari.

Oltre all’obbligatorietà dell’assistenza “di uno o più legali” (ex art. 2, comma 5, d.l. n. 132/2014), elemento cardine della stessa negoziazione, agli avvocati vengono attribuiti, infatti, poteri di autentica e di certificazione delle sottoscrizioni autografe delle parti, della dichiarazione di mancato accordo, nonché della conformità della convenzione alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Più pregnanti gli obblighi, previsti sia dall’art. 2, comma 7, il quale dispone che “è dovere deontologico per gli avvocati informare il cliente all’atto del conferimento dell’incarico della possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita”, sia dall’art. 9 (rubricato, appunto, “Obblighi dei difensori e tutela della riservatezza”) che fissa esplicitamente il dovere per gli avvocati (oltre che per le parti) di comportarsi secondo lealtà e di tenere riservate le informazioni ricevute nel corso della procedura, non potendole utilizzare nell’eventuale giudizio avente (in tutto o in parte) il medesimo oggetto, né potendo le stesse costituire oggetto di deposizione da parte dei difensori.

La violazione delle prescrizioni costituisce illecito disciplinare, mentre costituisce illecito deontologico per l’avvocato impugnare un accordo alla cui redazione ha partecipato.

Non da ultimo, si segnalano gli obblighi procedurali di cui all’art. 11 (secondo il quale, i difensori sono tenuti a trasmettere, a fini di raccolta dati e monitoraggio, copia dell’accordo raggiunto a seguito di negoziazione al proprio Consiglio dell’ordine ovvero a quello del luogo dove l’accordo stesso è stato concluso), nonché soprattutto quelli di cui all’art. 6, comma 4, che obbliga l’avvocato della parte a trasmettere entro 10 giorni la copia dell’accordo di negoziazione in materia di separazione e divorzio all’ufficiale dello stato civile del Comune, a pena di sanzione amministrativa pecuniaria variabile da 2.000 a 10.000 euro.

 

FACSIMILE

 

All’ Ufficio di Stato Civile

del Comune di ……………………..….

 

TRASMISSIONE DELLA CONVENZIONE DI NEGOZIAZIONE ASSISTITA AI SENSI DELL’ART.6 D.L. 12 SETTEMBRE 2014, n. 132, CONVERTITO CON LEGGE 10 NOVEMBRE 2014 N. 162

 

L’avvocato………………………………..……… (PEC …………………………………….… ) nell’ interesse del proprio assistito signor …………………………………………………………… nato a …………………………………………… , il ………………………………………….. , codice fiscale ………………………………………………………… ,

titolo di studio ……………………………………………………………….……., (v. codifica 1)

condizione professionale o non professionale ……………………………………, (v. codifica 2)

posizione nella professione …………………………………………………….…, (v. codifica 3)

 

elettivamente domiciliato presso il suo studio in ……………………………………….…………. via ……………………………………………….…… (fax …………………………..……)

e

L’avvocato………………………………..……… (PEC …………………………………….… ) nell’ interesse della propria assistita signora ………………………………………………………… nata a …………………………………………… , il ………………………………………….. , codice fiscale ………………………………………………………… ,

titolo di studio ……………………………………………………………….……., (v. codifica 1)

condizione professionale o non professionale ……………………………………, (v. codifica 2)

posizione nella professione ………………………………………….……………, (v. codifica 3)

 

elettivamente domiciliato presso il suo studio in ……………………………………….…………. via ……………………………………………….…… (fax …………………………..……)

PREMESSO

che le parti hanno contratto matrimonio a …………………………………………..

□ iscritto

□ trascritto

nel Comune di ……………….………………….…………. (anno …..……….. atto ………..…. Parte …..…………. serie ..………. );

  1. che le parti in data ………………………………. hanno sottoscritto, con l’assistenza dei rispettivi difensori, convenzione di negoziazione assistita per la soluzione consensuale della:

 

  • separazione personale
  • scioglimento del matrimonio
  • cessazione degli effetti civili del matrimonio
  • modifica delle condizioni della separazione
  • modifica delle condizioni del divorzio;

 

  1. che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente ha comunicato in data ……….…………..………….. agli avvocati:

□ il nulla osta

□ l’autorizzazione

per gli adempimenti ai sensi dell’ art. 6 comma 3, terzo periodo del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito con legge n. 162 del 6 novembre 2014

TRASMETTE/ONO

al competente Ufficiale dello Stato Civile copia autenticata della convenzione di negoziazione assistita, munita delle certificazioni e della attestazione di conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico, di cui all’ art. 5 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito con legge n. 162 del 6 novembre 2014, ai fini delle annotazioni e delle comunicazioni previste dalla legge.

 

Firma congiunta

Avv. …………………………………                      Avv. ………………………………………

………………………………………                       …………………………………………….

 

Data …………………………………………….

 

Firma disgiunta

Avv. ……………………………………

 

Data …………………………………………….

 

CODIFICHE

 

  1. Codifiche titolo di studio

1 = Dottorato di ricerca; 2= Laurea Magistrale; 3 = Laurea di primo livello + ITS; 4 = Diploma superiore + IFTS; 5 = Licenza media/avviamento professionale; 6= Licenza elementare; 7 =Nessun titolo; 8 = Sconosciuto;

  1. Codifiche condizione professionale o non professionale

1 = Occupato/a; 2 = Casalingo/a; 3 = Studente/studentessa; 4 = Disoccupato/In cerca di prima occupazione; 5 = Ritirato/a dal lavoro (pensionato/a); 6 = Altra condizione non professionale; 7 = Sconosciuta/non fornita;

  1. Codifiche posizione nella professione

Lavoratore dipendente: 1 = dirigente privato; 2 = dirigente pubblico; 3 =quadro/impiegato privato; 4 =quadro/impiegato pubblico; 5 = operaio o assimilato privato; 6 = operaio o assimilato pubblico;

Lavoratore autonomo: 7 = imprenditore/ libero professionista; 8 = lavoratore in proprio; 9 = coadiuvante familiare/socio cooperativa; 10 = Collaboratore coord-continuativa/prestazione opera occasionale; 11 = Sconosciuta/non fornita.

 

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